Pezzi di cuore

Non pensavo che le head tie avrebbero riscosso un successo così immediato! Sono proprio felice!

Sarà che mi piacciono davvero molto, sarà che le ho fatte io con le mie mani, sarà la cura, il tempo e la passione che ci ho messo nel confezionare ogni singola fascetta (e quanti buchi nei polpastrelli, anche!!), sarà che ognuna è un pezzo unico…bè mi ci sono così affezionata che, nonostante sia soddisfatta della loro crescente popolarità, ogni volta che ne prendono una, si portano via anche un pezzettino del mio cuore.

E allora me ne sono presa una anche io, come fare a resistere? Non l’ho scelta io, ma è lei che ha scelto me…rossa, morbida: era perfetta per quel giorno, e me la son subito messa in testa!!!

Bella vero? Continuo a cucire quindi, nonostante i miei nonni si facciano sempre grasse risate per come tengo l’ago e il ditale :) !!

Per ora ci sono due modelli di head tie: quello con un mezzo fiocco singolo e quello con due mezzi fiocchetti più piccoli, come questo.

Son proprio orgogliosa di queste creazioni, e sono contenta che anche le mie amiche appoggino e approvino questo mio progetto e che mi sostengano in questa che all’inizio poteva sembrare solo una folle idea!!

I didn’t think that the head ties would have meet with so much and immediate success! I’m so happy about it!

I don’t know if it’s because I like them a loto indeed, or because I did them with my hands with passion and care, spending a lot of time on each one and having also my finger tips pricked a lot during the making :) , or again because each one is one of a kind…by the way I grew found of them and, although I’m very happy with the popularity they’re gaining, every time someone takes one, they take a piece of my heart too.

So I had to choose one for me too: red, soft, perfect for me!!

Now I’m continuing to sew, and make my grandparents lough about me and how I handle the needle and the thimble ;) ! Now I’m producing two different model of head ties: one with just a big half bow, and the other with two little half bows as in te picture above.

I’m very proud of my creations and I’m also happy that my friends support me with this project, which was just a crazy idea in the beginning!!

See you soon,
Alla prossima,
swng bunny.

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Head Tie

E’ un bel po’ di tempo che non aggiorno il blog per una serie infinita di motivi, ma ora ho trovato una buona ragione per scrivere: la nascita di un nuovo progetto di cucito e creatività, che vede accanto me, mia zia e una montagna di cravatte vintage!!!

Zia ne ha infatti “ereditate” tantissime, e non sapendo cosa farci mi ha chiesto aiuto.
Dopo aver vagliato una quantità di possibili opzioni, grazie anche al consiglio di un amico, ho avuto l’illuminazione e mi è venuto in mente come poterle utilizzare.

L’idea è stata poi affinata insieme e, sperimentando varie alternative, alla fine ne è venuta fuori una cosa molto carina ed originale, o almeno così ci è sembrato!

Ecco una delle nostre creazioni, che, naturalmente, sono tutte diverse una dall’altra, in quanto realizzate partendo da cravatte vintage.

Lately I was busy in a new project. My aunt found a lot of vintage necktie and she asked me to help her figure out what to do with them. After a little thinking I came out (with a little help from a friend of mine) with the idea of making head scarf out of them! And in the picture you can see the result!!

I liked them very much: they have a retro flavour and they are also all different from each other as made from vintage necktie!

If you like you can buy them, just ask!!!!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

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Braccialetti di celluloide

Visto che continua il mese senza spendere, mi consolo con i miei vecchi acquisti, come questi due bracciali di celluloide del periodo Art Decò.

Questo ho quasi rischiato di bruciarlo la prima volta che l’ho indossato, perchè, dimenticando completamente la sua infiamabilità, ho cominciato a cucinare mentre lo portavo ancora al polso! Per fortuna che non è successo :-) !!

Questo invece, sempre dello steso periodo, ma un po’ più consistente, ancora non ho avuto modo di indossarlo.

As I’m continuing my “no spender bender” month, I’m enjoying my old purchases as these two gorgeous art deco period celluloid bangles!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

Un mese senza spendere

Il periodo non è dei migliori, economicamente parlando, ed ho deciso di rilanciare un’idea cui avevo aderito tempo fa, seguendo una specie di “catena” detta “No spender Bender”, che alcune “vintage ladies” si erano passate tramite i loro blog (partito da Inky). Non è che sia a corto di soldi, ma fare un po’ d’economia non è mai male e così niente shopping inutile per un mese!

Le regole da seguire sono le seguenti e sono abbastanza semplici:

1. Niente shopping via web (addio ebay :-( !)
2. Ci si può concedere massimo 3 strappi alla regola, ma solo per acquisti di “emergenza” quali ad esempio regali per un compleanno di un amico/a, qualcosa che si desiderava da tempo e che finalmente si è riusciti a trovare, un affare che non si può  proprio perdere…
3. Si possono rimpiazzare oggetti rotti o finiti. Ad esempio se si finisce lo smalto rosso o il rimmel, lo si può ricomprare.
4. I soldi spesi per “fare qualcosa” non contano (cinema, cene fuori, ballo, palestra ecc…), contano solo i beni materiali!

Io aderisco, dal 1° di Febbraio, per un intero mese…vediamo se ce la faccio!!!!

Qualcun altro mi fa compagnia? Se sì rispondetemi con un messaggio qui sotto e…passate parola ;-) !!

Alla prossima,
swing bunny.

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Foto d’epoca

Mia zia, ripulendo gli archivi della scuola in cui lavora, ha trovato delle bellissime fototessere d’epoca. Mi sono messa a guardarle, una ad una, immaginando la storia di queste donne, e studiandone i tratti del viso, il trucco e come portavano i capelli.

La cosa che si nota subito è la forma delle sopracciglie, molto naturale rispetto agli anni ’30, ad esempio. I capelli sono abbastanza corti, massimo fino alle spalle e il trucco è molto semplice e valorizza soprattutto le labbra.

L’unica foto in cui si vede anche il vestito è questa:

Un completo molto bllo, di lana forse, dal taglio un po’ militaresco, quindi molto anni ’40. La pochette sotto il braccio ed in mano i guanti, immancabili all’epoca! Chissà di che colore era?

Bella vero?

Alla prossima,
swing bunny.

The Artist

Prima che lo togliessero dalle sale, sono riuscita ad andare al cinema a vedere questo che, vi confermo, è davvero un capolavoro, assolutamente geniale: un film muto, naturalmente in bianco e nero, che racconta la storia del declino dei film muti, e lo fa attraverso le vicissitudini e il decadimento di un grande divo del genere.

La trama è molto semplice, visto il genere cui il regista Michel Hazanavicius si è ispirato (attenzione, il seguito può contenere spoiler!!).

Hollywood 1927: Georges Valentin è un divo del cinema muto, popolare e amato dal pubblico,  ma l’avvento del film sonoro, che lui rifiuterà fin dall’inizio, lo condannerà all’oblio più totale. Nel contempo Peppy Miller, giovane comparsa, sta invece per essere lanciata nel firmamento delle star e sforna una pellicola dopo l’altra, in un momento di grande fermento per il cinema.

Il film racconta i loro destini incrociati e si conclude con un happy ending degno di Fred Astaire e Ginger Rogers!
E, nonostante i limti dovuti soprattutto al fatto che ormai, quando andiamo al cinema siamo abituati ad avere ridondanza di effetti speciali, dolby sorround e mille altre cose, il film di cattura dal primo all’ultimo fotogramma perchè è nient’altro che puro cinema, pura bellezza! Personalmente l’assenza del sonoro non mi ha disturbata, anzi, e le due battute finali sono state la ciliegina sulla torta, quallo che ci si aspettava!

Il film resiste ancora in 3 piccole sale della capitale, e vi consiglio di vederlo sul grande schermo, perchè è uno di quei film che vale la pena di vederlo al cinema!! Altrimenti cercate di reperirlo in qualche modo, perchè è davvero un ottimo film e poi, per noi amanti del genere, da non perdere anche le scenografie ed i costumi, così come trucco e capelli della protagonista, adorabile!

Alla prossima,
swing bunny.

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Banana Bread

Mi piace molto cucinare e ultimamente sto facendo delle ricerche per trovare ricette di piatti d’epoca, cosa molto interessante per i miei esperimenti culinari, anche perchè, prima o poi, voglio proprio organizzare una bella cena vintage style in tutto e per tutto!!

Uno dei dolci “vintage” che conosco e mi piace molto preparare è il banana bread.

E’ un dolce americano tradizionale divenuto molto popolare negli anni ’30, grazie anche all’introduzione in cucina del bicarbonato di soda e del lievito in polvere. Nel 1933 appearve nel Balance Recipe Book della Pillsbury (famoso marchio produttore di farine ed altri preparati per dolci), e negli anni ’50 divenne ancor più popolare dopo essere stato inserito nel Chiquita Banana’s Recipe Book del 1950.

Alcune varianti prevedono l’aggiunta di noci (normali o pecan) o pepite di cioccoalto.

La ricetta che ho io me l’ha data Frannie, una signora italo americana dalla qule ho preso strampalate lezioni di cucina americana tantissimo tempo fa! Gli ingredienti sono dati in tazze e cucchiai, unità di misura americane che si usano esclusivamente in cucina.
Io a casa ho una vecchia tazza che è proprio della grandezza giusta! E poi adoro questo metodo, perchè non ti costringe a tirar fuori la bilancia, ma ti consente di fare tutto un po’ ad occhio, come piace a me!!

Ingredienti:
1 tazza e 3/4 di farina
2 cucchiaini e 1/4 di lievito in polvere
1/2 cucchiaino di sale
3/4 di cucchiaino di cannella macinata (facoltativa)
4 cucchiai di crusca di grano
5 cucchiai di burro a temperatura ambiente
1/2 tazza abbondante di zucchero semolato
2 uova
3 banane mature
3/4 di cucchiaino di scorza di limone

In una terrina mischiare la farina setacciata, il lievito e la cannella macinata, se la state usando, poi unire la crusca di grano. In un altro recipiente battere lo zucchero, il burro a temperatura ambiente e la scorza di limone, finchè il composto non risulterà leggero e spumoso. Unire le uova e le banane schiacciate, e mescolare bene, infine aggiungere il resto degli ingredienti e, dopo aver mescolato ancora, versare in una pirofila da plum cake imburrata ed infarinata (io per far prima uso la carta da forno!), ed infornare a 180° per 50-60 minuti.

Pezzetti di cioccolata, o noci tritate, come ho già detto, son varianti ben accette in questa ricetta!

E’ ottimo con il tè.

I like to cook and lately I’m searching for some recipe of the “golden era”, to try to cook something old style and maybe one day, organize a “vintage” dinner with my friends! One of my favourite vintage cake is the banana bread: a type of moist, sweet, cake-like quick bread. Banana bread first became a standard feature of American cookbooks with the popularization of baking soda and baking powder in the 1930s, appears in Pillsbury’s 1933 Balanced Recipes cookbook, and later gained more acceptance with the release of the original Chiquita Banana’s Recipe Book in 1950.

Famous variations are the banana nut bread, with chopped nuts (often walnuts or pecans) added to the recipe, and the chocolate chip banana bread, with chocolate chips insiede.

My recipe  is from Frannie, an italo-american woman, I went to for american cake cooking lesson many time ago!

Ingredients:

1 and 3/4 cup all purpose flour
2 and 1/4 tea spoon baking powder
1/2 tea spoon of salt
3/4 tea spoon of grounded cinnamon
4 spoons unprocessed wheat bran
5 spoons unsalt softened butter
1/2 cup sugar
2 whole eggs
3 ripen bananas
3/4 tea spoon grated lemon rind

In a bowl mix the sifted flour, the wheat bran, the baking powder and the grounded cinnamon. In another bowl mix the sugar, the butter and the lemon rind and whip until the mixture is light and fluffy. Then add the eggs and the mashed bananas and mix. Lastly add all the other ingredients and mix again well. Pour mix in loaf pan (greased and covered with flour or with oven paper inside), bake in 180°C oven for 50-60 minutes.

As I said, chocolate chips or nuts can be added to your liking! This cake is very good with tea!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

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Triumph vintage collection

Per festeggiare i 125 anni, Triumph ha lanciato sul mercato una collezione limitata in stile vintage.

Non potevo non prenderli, ma ho voluto aspettare i saldi, e così oggi ho fatto il pieno con ben il 50% di sconto!! Son riuscita a trovare il completo nero e pizzo della foto.

Il reggiseno nero.

E il corsetto rosa, con le spalline sganciabili!

Non ce li avevano in tutti i negozi della Triumph: io li ho trovati in quelli al centro e ad Euroma2. Se vi capita fateci un salto, e provateli, son davvero belli e ben rifiniti, oltre ad essere veramente comodi!

For its 125th anniversary, Triumph made a new line of lingerie: the vintage collection. I bought some of them (the ones in the pictures) on sale, with 50% discount!! They are really beautyful and confortable, so go to your nearest triumph shop and try them on!!!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

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Qualcosa di rosso

Come da tradizione, ieri notte indossavo qualcosa di rosso: le mie nuove scarpette di vernice della office!

Belle vero?

Mi ricordano tanto un paio che indossa mia nonna paterna nelle occasioni speciali, eraditate a sua volta da sua nonna, che però sono nere e scamosciate!

Le tre fibiette son davvero deliziose, e ieri mi è venuta voglia più volte di battere i tacchi tre volte per tornare a casa ;-) !!

E il vostro capodanno come è andato? Avevate qualcosa di rosso?

Felice 2012 a tutti!!!

On new year’s night, tradition is to wear something red for good luck! So I put on my new, wonderful red patent shoes by office!

They reminds me of a pair of shoes my paternal grandmother use to wear in special occasions, she inherited them from her grandmother, but hers are black suede.


The three strap are lovely! And what about your new year’s party? Did you wear something red?

Happy 2012 to everybody!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

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La Celluloide

La bakelite non era l’unica plastica creata all’epoca ed utilizzata per la creazione di monili e gioielli.

Durante il 19° secolo, infatti, molti scienziati facevano esperimenti con le plastiche sintetiche, materiali innovativi, che avrebbero dovuto sostituirne altri molto costosi e di difficile reperibilità, come il corno, l’avorio e la tartaruga.

La celluloide o avorio francese fu la prima termoplastica inventata al mondo, ossia un tipo di plastica che poteva essere modellata a caldo e che manteneva la sua forma una volta raffreddata. Il suo inventore, l’americano John Wesley Hyatt, prese un precedente brevetto e si mise a lavoraci sopra con suo fratello,  nella speranza di trovare un sostituto artificiale dell’avorio, da utilizzare per la produzione di palle da biliardo e vincere il premio di 10.000 dollari messo in palio da una ditta che le fabbricava. Nel 1868, il loro lavoro li portò alla creazone di quella che chiamarono celluloide.

I due fratelli non vinsero il premio, ma questa nuova plastica, chiamata anche “Ivorine”, entrò presto in produzione sia in Europa che in Asia, e venne usata pee produrre vari oggetti, nonostante la sua altà infiammabilità!

Nel 1887 il pastore episcopaliano Hannibal Williston Goodwin, ne brevettò l’impiego come supporto per le pellicole fotografiche: si trattò di una rivoluzione nel campo della fotografia e rese possibile la nascita della cinematografia.

Durante il periodo Art Decò, venne molto usata per produrre gioielli, pettini e ornamenti per capelli, spille, bottoni, fibbie per cinture e molto altro. Sul mercato se ne trovano ancora, specialmente spille modellate a forma di fiori, uccelli e animali. Tra i più popolari c’erano spille a forma di cane, in special modo i terrier!

La celluloide è più leggera e più fina della bakelite, meno costosa da produrre, ma si poteva rompere più facilmente oltre a poter prendere fuoco completamente se riscaldata. E’ quindi sempre consigliabile tenerla lontana da fonti di calore e dalla luce diretta del sole. Inoltre può macchiarsi, ingiallire o sbiadire.
La formula venne rivista e migliorata nel 1927: alla nuova celluloide venne dato il nome di Lumarite (lumarith), e non era più così infiammabile (il suo punto debole è un altro: l’acqua!).

Si può trovare in diverse colorazioni, ma è per lo più color avorio, bianco o crema, anche se poteva venir prodotta in tartaruga, verde, dorato, rosso, nero, blu, e molte sfumature trasparenti.

A volte monili realizzati in celluloide color crema, potevano essere colorati per dargli quel tocco in più!

Negli anni ’50 molti dei gioielli in celluloide venivano prodotti in Giappone. In alcuni potevano essere inseriti dei brillantini, altri erano modellati/intagliati con dei fiori.

Vi sono vari test che si possono fare per stabilire l’autenticità del materiale. Riscaldata in acqua calda per 30 secondi, la celluloide emanerà un odore di canfora, leggermente acetato.

Mai cercare di tirare fuori il suo tipico odore con qualcosa di più caldo: il materiale, come abbiamo già detto, è altamente infiammabile e potreste rovinare un oggetto d’epoca o distruggerlo completamente!!

Gli oggetti in celluloide sono abbastanza delicati e possono essere danneggiati da un’eccessiva umidità, da agenti chimici e dalle alte temperature quindi, se avete un accessorio in celluloide state molto attenti e, soprattutto, trattatelo con cura!!

During the 19th century many scientists were experimenting with synthetic plastics in order to replace the expensive natural plastics such as horn, ivory, and tortoiseshell. Celluloid was the world’s first thermoplastic, which meant it could be moulded under heat and retained its shape once cooled. It was invented by John Wesley Hyatt in 1868 to simulate ivory which was in short supply and needed for such items as billiard balls.

Soon the new plastic was being produced all over Europe and Asia, much to the relief of millions of elephants, tortoises and horned animals! It was also known “Ivorine” or “French Ivory”.

One of the earliest uses was famously for movie and photographic film. Soon it was used for pretty much anything. It was very popular during the Art Deco period for vintage jewelry, dolls, hair ornaments and combs, dressing table sets, hat pins, buckles and buttons, frames for pictures and mirrors, toys, novelty charms, knife handles and other utensils.

Many pieces survive, especially little brooches in the form of flowers, birds and animals. Dog brooches, especially terriers were very popular. The later non-flammable form found even more uses in radio knobs, telephones, all kinds of novelties and loud costume jewellery. A non flammable formula (cellulose acetate), was introduced in 1927 by the Celluloid Corporation under the trade name “Lumarith”.

French Ivory or Ivorine was lighter and thinner than the bakelite which followed, and was inexpensive to produce but it could crack or burn up completely when heated. So it’s always advisable to keep items away from heat and sunlight. Other damage can be stains, fading and yellowing. It is slightly flexible (don’t try bending it!) and can smell or taste slightly of camphor. Colours included ivory, tortoise shell, green, gold, red, black, blue, and many transparent shades. It was forced into rods, or sliced into sheets, so often pieces are seen with different coloured layers.

How to Identify Celluloid:

It is a lightweight plastic, many times a cream color. Sometimes the cream celluloid is painted to add color, though.


In the 1950s, a lot of celluloid jewelry was manufactured in Japan. Celluloid can be quite distinctive looking, many times with rhinestones embedded into the jewelry or molded/carved into floral designs.

Hold your celluloid jewelry under hot water for 30 seconds. Now, put it up to your nose and smell it. You should smell a camphor or vinegar-like scent.

Needle Test: There is a test where you can apply a hot needle to celluloid to bring the camphor-vinegar smell out. Celluloid is FLAMMABLE so I would NEVER recommend this test!

Celluloid jewelry can also be damaged by moisture, extreme temperatures, and chemicals, so be careful with your vintage celluloid!!

See you soon,
alla prossima,
swing bunny.

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